Costanza Galli è una persona ricca di umanità e possiamo imparare molto dalla sua esperienza. Nel suo lavoro quotidiano incontra ogni giorno la fragilità umana che si manifesta nella malattia, nel dolore, nella perdita, nella sofferenza. Si adopera per alleviare il dolore fisico attraverso le cure palliative ma, soprattutto, lo accompagna restando vicino a chi, spesso, non chiede neanche più di essere salvato, ma soltanto di non essere lasciate solo.
Il conforto che offre non è un principio astratto, ma una presenza concreta, un'attenzione all'altro priva di giudizi e di pretese. Risponde al bisogno di avere qualcuno che sa restarci accanto nei momenti difficili, quando il nostro corpo vacilla o sentiamo l'anima che si spezza. Qualcuno che condivide con noi un tempo di attesa che appare insostenibile può rendercelo sopportabile.
Nella nostra cultura occidentale, in cui tutto è monetizzato e valutato in base alle prestazioni, i malati terminali sono spinti a considerarsi come inutili zavorre per i propri cari e per la società. Costanza va contro corrente, saper stare vicini richiede coraggio, ma conduce a scoprire il valore della vita, sempre.
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Siamo lieti di presentarlo per la sua storia di uomo mite e perseverante, dotato di curiosita’ e di indiscutibile coraggio. Lo ha dimostrato sin dai primi passi nel mondo della medicina, iniziando con la tesi di laurea svolta proprio sulle NDE - argomento difficile perche’ mette in crisi le moderne narrazioni sulla coscienza che la descrivono come epifenomeno del cervello, ovvero generata dal cervello quasi una sua manifestazione collaterale -, mai provate dalla scienza ufficiale, tuttavia consolidate in modo dogmatico.
I suoi studi di medicina sono continuati, principalmente nel campo della terapia del dolore, e si sono estesi a comprendere la medicina complementare, in particolare agopuntura e auricoloterapia.
La sua opera di divulgazione operata con continuita’, attraverso, libri, pubblicazioni, seminari, conferenze e’ stata ed e’ preziosa per almeno tre motivi:
Ha sfidato la confort zone della scienza “ufficiale” costringendola a confrontarsi con l’evidenza di numerose testimonianze di esperienze ai confini della morte;
Ha offerto alle persone che hanno vissuto tali straordinarie esperienze, la possibilita’ di vederne riconosciuta la qualita’ di esperienze universali, capaci di trasformare e arricchire la vita di chi le vive, piuttosto che venire consideratie episodi psicotici da trattare farmacologicamente;
Ha lenito la sofferenza di tante persone che si tovano alla fine della propria vita o ad attraversare un lutto, offrendo la visione di una dimensione di continuita’ che procede oltre la vita, e di questo ha diretta esperienza (una visione della morte diversa che un po’ l’ha aiutata a riconciliarsi con la vita).
Puo’ aiutare anche noi che cerchiamo di guardare alla morte come a una
parte della vita da esplorare, a guardarla con meno paura.
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