LUTTI PERINATALI - GRAVIDANZA A SORPRESA

Donna incinta seduta con abito bianco, mani appoggiate sul ventre in un ritratto intimo e delicato che rappresenta la maternità, l’attesa e il ricordo nel lutto perinatale

GRAVIDANZA A SORPRESA


Durate il mio percorso ECEL ho frequentato i due incontri che hanno avuto come tema il “lutto perinatale”: un po’ inaspettatamente sono stati due incontri per me molto importanti, soprattutto perché hanno fatto si che io affrontassi dei lutti che per l’educazione ricevuta non erano considerati tali, ho trovato in me la propensione a rimuoverli, quasi non fossero mai esistiti. Le tematiche ora affrontate nel modo corretto mi hanno dato pace e serenità, perché ho preso consapevolezza di alcuni aspetti della mia vita e ho tirato le somme relativamente a certe cose che mi sono capitate.


In questa occasione ho preso maggior consapevolezza di essere una sorella di una bambina che era morta quattro anni prima della mia nascita: di questo fatto ne ero a conoscenza e ha creato nella mia vita molto dolore per come mia mamma lo ha elaborato e ha riversato poi su di me; inoltre, proprio da poco, durante la spiegazione di questo tipo di lutto, mi sono “ricordata” di essere anche sorella di un bambino concepito qualche anno dopo la mia nascita e che mia mamma ha deciso di abortire. Di questo fatto sono venuta a conoscenza ascoltando casualmente dei discorsi tra mia mamma e alcuni nostri parenti e in seguito leggendo dei suoi documenti sanitari; di questo lutto non sono mai stata messa a conoscenza da nessuno, l’ho scoperto da sola e l’ho vissuto come un tradimento. Questo “non detto” lo avevo completamente rimosso da anni e proprio adesso mi è tornata in mente, mi sono molto emozionata.


In seguito, entrando ancora di più in connessione con me stessa, mi sono data una spiegazione su qualcosa che non mi tornava relativamente all’esperienza di due aborti spontanei che ho avuto qualche anno fa e che ho un po’ censurato: in generale ho cercato di non parlarne perché comunque mi sentivo non accolta nel mio ambiente lavorativo né in quello familiare. A parte mio marito, con il quale ovviamente ho condiviso questi eventi, pochissimi altri ne erano a conoscenza e questo per me è stato molto pesante: non potermi permettere di parlarne. Ho addirittura compreso di recente come qualcuno a cui avevo detto di questi aborti non ricorda che li avessi subiti!


Poco tempo dopo questi aborti ho avuto una terza gravidanza che è andata a termine. Mio figlio adesso ha 13 anni e ripensando a questa gravidanza, fortemente cercata, spesso non mi spiego ancora come ne ho presa coscienza solo al quarto mese inoltrato: nessuno riusciva a spiegarsi il perché di questa cosa, i medici hanno dato spiegazioni molto approssimative. Fin dall’inizio non ho avuto assolutamente né nausee né altri sintomi e la gravidanza è stata scoperta casualmente. Mi emoziono ancora adesso a rivivere quei momenti! 


Di fatto dopo il quarto mese ho cominciato ad ingrassare un pochino e probabilmente avevo l'utero che pesava sulla vescica provocando piccole perdite di urina; durante una visita urologica, richiesta dal mio medico di base, l’ecografia ha sortito delle espressioni particolari nei volti del medico e della sua specializzanda, ma non mi hanno assolutamente detto nulla. Alla fine della visita mi è stato consegnato il referto che non menzionava nulla di particolare, se non la necessità di eseguire delle sedute di fisioterapia per rinforzare il pavimento pelvico. Lo specialista era a conoscenza del mio percorso di ricerca di una gravidanza (con stimolazioni ormonali e pratiche di fecondazioni assistite), degli aborti spontanei e dei test negativi che risalivano a pochi mesi prima e non disse nulla di ciò che aveva visto nell’ecografia se non che tutto andava bene. Semplicemente mi consigliò, “così, per scrupolo”, di fare un test di gravidanza, magari acquistandolo in farmacia durante il tragitto verso casa. La cosa mi lasciò perplessa e ne chiesi il motivo al medico, oltretutto ‘sapevo’ di non essere incinta...ma il medico insistette un po’ ribadendo che non c’era nulla che non andasse ma era solo “così, per scrupolo”. Durante il tragitto verso casa quelle parole mi rimasero in testa e e adesso mi viene da pensare che forse l'esperienza precedente, il silenzio per gli aborti che ho avuto e che ho deciso quasi di tacere anche a me stessa per non soffrire, mi hanno portata, uscita dall'ospedale, ad andare al supermercato a comperare un test delle urine che ha confermato la gravidanza in stato avanzato. Quando raccontavo quello che mi è capitato mi prendevano per matta dicendo “ma come hai fatto a non accorgerti? Sei al quarto mese!” ma io assolutamente non me n’ero accorta, addirittura ogni mese avevo delle piccolissime perdite di sangue simili a quelle di un ciclo...mi avevano detto che dopo le stimolazioni ormonali sarebbe potuto accadere, una sorta di ciclo di piccola entità per far si che il corpo potesse riabituarsi alla normalità.


Tutto è successo velocemente, tutti si davano da fare per capire cosa stava succedendo alla ‘pazza’ quando anche l’esame del sangue diede responso positivo. Il timore di una gravidanza isterica fece breccia sul ginecologo di turno che cercò di prepararmi alla delusione, all’imminente notizia del ‘fallimento’, al risultato positivo che poteva essere stato (addirittura) falsato dalla mia mente tanto era il desiderio di avere un figlio, di non farmi illusioni... fino a quando lo sentii fare un balzo sullo sgabello durante l’ecografia ed una frase che sembrò quasi un’imprecazione “cavoli, ma qui c’è un bambino tutto formato e all’apparenza sta benissimo...signora,lei è incinta!”. In tutto questo io ero tranquillissima e sapevo benissimo che invece lui c'era (il bambino), ormai non avevo più paura! Il ginecologo mi ha fatto sentire il battito, mi ha fatto vedere il bambino attraverso il monitor e io gli ho detto, finalmente in pace “vede che non mi sono inventata le cose?”. Penso proprio di essere stata io ad aver voluto negare a me stessa la gravidanza e quindi è rimasto tutto in silenzio fino in quel momento. Da quel momento tutti furono in affanno perché avevo già 42 anni e sono cardiopatica ma devo dire che da quel momento di consapevolezza ho vissuto tutta la gravidanza molto bene, con la serenità e la pace interiore che non mi sarei aspettata perché tutti cercavano di dirmi il contrario, mi mettevano ansia e non credevano che avrei portato a termine la gravidanza o comunque non senza problemi. E’ stato proprio bello, ho vissuto tutto quel periodo finalmente con serenità, quasi come il mio tacere in merito ai due aborti precedenti (anche a me stessa, ripensando alle parole e al comportamento ostile di mia madre quando gliene parlai) avesse voluto preservare questa mia gravidanza (e il bambino nel mio grembo). 


Oggi mi do questa spiegazione. Il rimando immediato di Daniela fu: “tuo figlio sa di essere un fratello? Non commettere l’errore di creare un altro segreto di famiglia, magari troverai il modo di raccontarglielo. L’importante è poter dire “ho scoperto io di essere mamma di tre mentre pensavo di essere mamma di uno”. Mi sono resa conto che, così come sarò sempre la figlia di mio padre anche se mio padre non c'è più, sarò sempre la madre di queste vite che per un poco (pochissimo tempo per due di loro) ho portato in grembo.


T.A.