LUTTI PERINATALI - TESTIMONIANZA DI LUISA DE FILIPPI

Donna incinta seduta con abito bianco, mani appoggiate sul ventre in un ritratto intimo e delicato che rappresenta la maternità, l’attesa e il ricordo nel lutto perinatale

TESTIMONIANZA DI LUISA DE FILIPPI


Sono madre di cinque figli e il quinto l'ho perso.


Dopo il quarto figlio, ero consciamente tranquilla di non voler più figli dato che non avrei neanche potuto far fronte a un quinto figlio sia a livello fisico sia energetico sia emotivo.


Non ho avuto aiuti esterni purtroppo, mio marito è sempre stato presente ma mia madre era malata e i suoceri distanti, quindi ho faticato molto ma sentivo a livello inconscio che il mio desiderio di maternità era ancora presente. Avevo paura di rimanere incinta, non avrei assolutamente abortito, ma non mi sentivo di tenerlo e quindi se mi fossi trovata in quella situazione senza uscita mi sarei disperata.


Così ho fatto un chiaro discorso con l'Universo, come d'altra parte per tutte le altre gravidanze, chiedendo per favore che se c'era un'anima che avesse voluto ancora scegliermi, fosse un'anima che per sua scelta avesse voluto fare questa esperienza, sperimentare un’incarnazione breve. Dopo poco tempo sono rimasta incinta e la mia percezione è stata proprio quella che era quell'anima lì.


Quindi ho di nuovo parlato molto con quest'anima, tra l'altro la gravidanza era partita male: avrei dovuto stare a riposo se avessi voluto tenerlo, era più piccolo rispetto alle settimane di crescita. Insomma c'era una serie di circostanze che mi confermavano che era proprio quell'anima, infatti con un po’ di dolore, ma devo dire non troppo, entro l'ottava settimana io l'ho perso.


Questa cosa (riferita alla rinascita e al contenuto coscienziale come insieme di forze condizionate e condizionanti trattati nei moduli Ecel) che l'anima non è libera di scegliere, che non c'è un progetto, mi fa chiedere se me la sto raccontando e rispetto a cos'è cambiato, da ieri si è fatto un po’ vivo un leggero senso di colpa, che io non avevo e che ieri ho accolto volentieri perché mi sentivo quasi in colpa di non avere un senso di colpa rispetto a questa gravidanza.


Siccome so che è un’esperienza molto dolorosa, il mio è stato un dolore dolce che ho vissuto serenamente perché è andata nel modo migliore, era quasi un patto tra me e quest'anima, confermato dallo svolgersi delle cose.


Nella mia vita la ricerca interiore è sempre stata al centro di tutto, fin dalle prime crisi esistenziali vissute in adolescenza, per cui dopo numerosi percorsi fatti su di me a livello emotivo sono diventata naturopata; l’introspezione, l’osservazione dei miei pensieri e la meditazione sono diventati così una pratica quotidiana, e questo mi ha consentito di avere strumenti anche nell’elaborazione di questo lutto che, se di solito viene sottovalutato, in me ha avuto invece la giusta considerazione.


Dare un nome a Pietro, parlargli e spiegargli le mie ragioni, chiedergli perdono e condividere con lui l’esperienza sono stati passaggi che ho fatto spontaneamente, dallo spazio del cuore, collegandomi alla sua anima che ho sempre sentito e sento ancora oggi molto vicina.


Conoscendo la meditazione, avevo già fatto quello che sapevo per mandargli luce, amore, preghiere, ma non conoscevo ancora la meditazione della tradizione tibetana che ho poi incontrato anni dopo seguendo il Corso di accompagnamento empatico al fine vita con Daniela Muggia.


Questo è stato per me un completamento meraviglioso a tutto quello che avevo fatto prima, permettendomi di accompagnare ancora di più Pietro nella luce con il Phowa, meditazione che aiuta ad unire la coscienza individuale al Tutto.


Così la mia serenità è stata completa, so bene che quando lasciamo il corpo la relazione si sposta nel cuore e lì resta per sempre.


Sono molto grata a Daniela per tutto quello che mi ha trasmesso nel tempo che abbiamo avuto a disposizione, e per avermi lasciato strumenti così importanti per me e per tutte le persone a cui posso donarli.