LUTTI PERINATALI - TESTIMONIANZA DI BARBARA MANCARELLA

Donna incinta seduta con abito bianco, mani appoggiate sul ventre in un ritratto intimo e delicato che rappresenta la maternità, l’attesa e il ricordo nel lutto perinatale

TESTIMONIANZA DI BARBARA MANCARELLA


Durante il modulo dedicato all'accompagnamento empatico del lutto perilnatale abbiamo preso visione di un film, nel quale una scena mostrava la protagonista vivere un aborto spontaneo....e ho rivisto in tutto e per tutto ciò che è accaduto a me.... Il dolore improvviso che mi ha spezzato il respiro, il sangue... La mia breve gravidanza (1 mese e poco più) veniva dopo 9 anni di ricerca, di cui gli ultimi con l'aiuto della procreazione assistita, quindi interventi chirurgici, ormoni, punture, esami continui...poi l'unica gravidanza, vissuta con immensa gioia ma terminata in quel modo e mai più rivissuta. 


Piansi per dieci ore di fila, quel giorno, non si vedevano più i miei occhi, mentre un dolore così forte nel cuore e nello stomaco mi straziava. Mio marito mi stava molto vicino e anche la mia famiglia, ma quel vuoto improvviso e violento sentivo essere più mio che degli altri. Dopo alcuni giorni sorprendentemente sentii una certa energia...pure quella inaspettata...così iniziai a riflettere sul senso di tutto questo, se poteva essercene uno. Ho sempre avuto attrazione per argomenti come l'esistenza, la vita, la morte, la mistica, la religione, ma in quel momento tutto assumeva una profondità diversa, perché avevo un dolore speciale da sondare, una rinuncia assoluta e definitiva ad un mio desiderio così radicato da accettare, che arrivava fino al fondo del mio essere. 


Così ho letto, studiato, cercato, riflettuto, smembrato me stessa, fino a che dopo intense ricerche che sempre più mi conducevano all'argomento della morte (quindi, dopo aver conseguito il diploma di cerimoniere funebre e di direttore tecnico di onoranze funebri) ho trovato il corso ECEL di Daniela Muggia e di conseguenza l'Associazione Tonglen; questo è stato il mio percorso. Ho compreso che

qualunque cosa avessi voluto fare, avrei dovuto guardarmi dritta in faccia e passare attraverso me, per davvero, e che io avrei dovuto attraversare pienamente i miei dolori per poter fare qualunque altra cosa in questo contesto, in quanto sentivo forte il richiamo di poter essere anche utile agli altri.


Ed eccomi finalmente iscritta al corso. Ed eccomi finalmente di fronte ai miei dolori.... A seguito della visione del film, divisi in stanze di lavoro, ognuno poteva apportare il proprio contributo. Il mio è stato quello di ammettere di avere fatto fatica, molta fatica, a rivivere quella scena dell'aborto, perché identica a ciò che era accaduto a me, diversi anni prima. Quel dolore ancora mi chiudeva la gola, ma mentre mi raccontavo ai miei compagni di corso, mi sono resa conto del loro silenzio partecipe, del silenzio denso di presenza che non ha bisogno di parole, infatti era più come un abbraccio profondo. Ho compreso quindi sulla mia persona cosa significasse realmente ascolto empatico e compassionevole, che è ciò che principalmente impariamo a ricercare ed attuare, qui. Il dolore, o meglio, il ricordo del dolore non passa ed è naturale che sia così. 


Ma il volgere il mio sguardo interiore, la mia attenzione, esattamente in quella direzione mi ha permesso di accogliere, di vedere davvero che in fondo al buio, forse, c'è una luce e che questa luce, anche solo scorgendola, scalda il gelo e può trasformare la sofferenza in un'occasione di comprensione di me stessa e in maniera speculare, degli altri. Ho capito che non c'è momento nella vita che non valga la pena di essere vissuto, fino in fondo, accolto così com'è. La nostra immensa insegnante, e Maestra, direi, anche se nella sua umiltà Daniela non accettava questo titolo - mi perdonerà se lo uso in questo frangente - al termine del mio intervento durante il corso, mi disse una formula presente nella tradizione tibetana, che tanto mi ha illuminata e che ha dato senso a tutte le mie lacrime... "possa questa mia sofferenza bastare". 


Queste meravigliose parole le ho dedicate a tutti gli esseri sofferenti, a tutte le donne in particolare che come me hanno sofferto per questa grande mancanza, il non poter diventare madre biologica del proprio figlio o figlia, mancanza che se ben elaborata può spalancare il cuore. E ancora una cosa: io SONO madre. Lo sono del figlio che ho perso, lo sono di tutti i bambini, lo sono per chiunque desideri che io lo sia. La maternità fisica mi è stata negata, ma un senso di maternità molto più ampia è maturata in me. Ringrazio la vita e l'esistenza, di cui la morte è parte, e  che accade proprio perché viviamo. E ringrazio Daniela Muggia immensamente, i nostri tutor che anche dopo la morte di Daniela, stanno portando avanti i suoi insegnamenti con tanta cura e dedizione. Grazie a tutto questo ho dato alla Luce me stessa.