TESTIMONIANZA DI UNO STATO DEPRESSIVO DOPO L'ABORTO
A proposito del vissuto dei fratellini dei bimbi non nati, la prima sera, mentre io facevo il corso E.C.E.L. in collegamento da remoto, c'era mio figlio maggiore, ventenne, e che stava passando nella stanza e si era fermato ad ascoltare la mia testimonianza incuriosito da questo corso. Ad un certo punto ha detto: “Ah! La mia sorellina Angelica” riferendosi a questa bimba che ho “perso” quando lui era piccino (aveva solo cinque anni). Ieri gli ho domandato: “Ma tu cosa ricordi?”, perché questa bimba l'abbiamo battezzata, le abbiamo dato un nome. Volevo anche capire perché si fosse interessato a questo corso che sto seguendo e lui mi ha detto: “No mamma, io non mi ricordo, forse non me lo avevate neanche detto che aspettavo una sorellina. Però mi ricordo bene come sei stata tu”. Quindi lui ha un ricordo indelebile della depressione che io ho vissuto successivamente.
Vorrei condividere con tutti questa cosa: pur essendo un medico, quindi avendo tutte le possibilità di farmi assistere in questo stato depressivo dopo l’aborto spontaneo, mi sono rivolta a uno psicologo dopo diversi mesi e solamente perché in quel periodo non sopportavo la sua presenza e la sua esuberanza. Mio figlio aveva avuto una regressione, mi stava appiccicato, cercava di tirarmi sù ed io non lo sopportavo, tanto che ad un certo punto ho iniziato a trattarlo male. Questa cosa mi aveva spaventata in maniera estrema, perché in quel periodo c'era anche stato un fatto di cronaca molto pesante di una mamma depressa che aveva messo il figlio in lavatrice. Quindi, nel momento in cui mi sono resa conto che lo maltrattavo solo perché lui mi cercava e richiedeva la mia presenza, mi sono decisa a rivolgermi ad un professionista che potesse aiutarmi a superare questo lutto proprio per aiutare lui ad uscire da quel momento di regressione, rilevato dalla psicologa della scuola materna.
Lui ricorda perfettamente di come stavo male, quindi dev'essere stato anche per lui una grande sofferenza. Ricordo che mi guardava con gli occhioni come per dire “Ma dove sei, mamma?”. Io non c’ero. Per oltre sei mesi ero costantemente altrove. Di quei mesi non ho alcuna memoria pur avendoli vissuti, avendo lavorato seguito famiglia, casa, lavoro…
Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e rmi aiutare da un professionista, è stato proprio il suo sguardo a risvegliarmi e riportarmi “a casa, nella mia vita, da lui". E’ successo in un istante, momento in cui io lo avevo rimproveratovo in maniera troppo brusca e lui mi aveva guardata con gli occhi sgranati, come se non mi riconoscesse più…, e proprio in quel momento lì ho pensato: “No, non posso andare avanti così. La morte di questa bimba non può
trascinarmi in un baratro”.
Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e professionisti nei nostri campi specifici, dimentichiamo che il lutto è un'esperienza, una cosa che ci tocca in profondità e ci può disintegrare.
Farsi aiutare ad elaborarlo da persone competenti e formate fa davvero la differenza.
