LUTTI PERINATALI - TESTIMONIANZA DI ROBERTA

TESTIMONIANZA DI ROBEERTA


Innanzitutto voglio esprimere una gratitudine veramente profonda per come viene affrontato questo argomento in questo modulo sul lutto perinatale con estrema delicatezza, con passione, autenticità, facendoci sentire tutti accolti e amati. Questa è la percezione che ho e che desidero condividere. Io ho affrontato tanti anni fa la scelta (di abortire) e l'ho affrontata dopo due gravidanze. Le due gravidanze erano proprio accadute in concomitanza di problemi seri al papà di mio marito, per cui è nata la prima figlia e c'è stato un primo problema serio di salute, perciò ho vissuto la nascita da sola, con tutte le paure, con situazioni in cui si sono accumulati dolori, paure e anche di dinamiche familiari molto brutte.


Dopo tre anni nasce la seconda figlia, di nuovo si presenta puntuale un altro problema con la stessa persona e rimango sola. Rimango sola anche perché mio marito aveva un'attività che lo impegnava di notte. Ma non era l'essere sola nel gestire le figlie, che ho fatto con estrema naturalezza, era il senso di solitudine. Succede che scopro di essere incinta dopo due anni e dico: “no, non ce la posso fare, una terza situazione così non la riesco a portare”. Quindi mi faccio carico di tutto, carico della scelta nonostante mio marito mi dicesse: “non ti preoccupare ce la facciamo”. Non sento più niente, divento una macchina, mi isolo da tutti, anche da chi cerca di convincermi amorevolmente. Reduce anche da una situazione familiare dove mia mamma, dopo aver perso un figlio per una malattia, dopo quattro anni e mezzo aveva avuto mia sorella e me, poi era rimasta incinta e ha fatto la stessa scelta. Mia mamma mi dice: “ti capisco. Fa quello che ti senti”. Quindi in teoria liberamente, faccio questa scelta, in teoria libera e la conduco da sola convincendomi che comunque quel bimbo non era sano. Nella mia testa inizio a pensare “non è sano, lo sento, lo sento, lo sento”. 


Elaboro la scelta a modo mio. L’ho tenuta per me, condivisa con pochissime persone, molto selezionate e poi lasciata nel cassetto. Con voi ho riaperto quel cassetto. C'è stato un momento della vita in cui io ho avvertito nuovamente la presenza di questo angioletto. L'ho elaborato, anche quello per conto mio, anche perché una volta è successa una cosa particolare, non so collocarla nel tempo, ero in casa da sola, in una casa dove c'è una scala interna ed ero al piano di sotto e a un certo punto ho sentito scandire la parola mamma e io mi sono guardata intorno, ho pensato “sono sola”. È stata una sensazione forte, bellissima e ho detto “sì, ci sei, ci sono”. Però poi, è tornato nel cassetto, perché è il mio cassetto e con voi ho riaperto quel cassetto. È la prima volta che lo faccio. Lo faccio con questa autenticità e provando per la prima volta, anche a fissare quell'immagine (immagine di un feto) che voi avete messo lì, immagine che ho sempre rifiutato quando facilmente capitava sui giornali o in televisione, io saltavo, non volevo vedere, pur cosciente di tutto quello che avevo attraversato e che avevo scelto più o meno liberamente.


A proposito del vissuto dei fratellini dei bimbi non nati, la prima sera, mentre io facevo il corso E.C.E.L. in collegamento da remoto, c'era mio figlio maggiore, ventenne, e che stava passando nella stanza e si era fermato ad ascoltare la mia testimonianza incuriosito da questo corso. Ad un certo punto ha detto: “Ah! La mia sorellina Angelica” riferendosi a questa bimba che ho “perso” quando lui era piccino (aveva solo cinque anni). Ieri gli ho domandato: “Ma tu cosa ricordi?”, perché questa bimba l'abbiamo battezzata, le abbiamo dato un nome. Volevo anche capire perché si fosse interessato a questo corso che sto seguendo e lui mi ha detto: “No mamma, io non mi ricordo, forse non me lo avevate neanche detto che aspettavo una sorellina. Però mi ricordo bene come sei stata tu”. Quindi lui ha un ricordo indelebile della depressione che io ho vissuto successivamente.


Vorrei condividere con tutti questa cosa: pur essendo un medico, quindi avendo tutte le possibilità di farmi assistere in questo stato depressivo dopo l’aborto spontaneo, mi sono rivolta a uno psicologo dopo diversi mesi e solamente perché in quel periodo non sopportavo la sua presenza e la sua esuberanza. Mio figlio aveva avuto una regressione, mi stava appiccicato, cercava di tirarmi sù ed io non lo sopportavo, tanto che ad un certo punto ho iniziato a trattarlo male. Questa cosa mi aveva spaventata in maniera estrema, perché in quel periodo c'era anche stato un fatto di cronaca molto pesante di una mamma depressa che aveva messo il figlio in lavatrice. Quindi, nel momento in cui mi sono resa conto che lo maltrattavo solo perché lui mi cercava e richiedeva la mia presenza, mi sono decisa a rivolgermi ad un professionista che potesse aiutarmi a superare questo lutto proprio per aiutare lui ad uscire da quel momento di regressione, rilevato dalla psicologa della scuola materna.


Lui ricorda perfettamente di come stavo male, quindi dev'essere stato anche per lui una grande sofferenza. Ricordo che mi guardava con gli occhioni come per dire “Ma dove sei, mamma?”. Io non c’ero. Per oltre sei mesi ero costantemente altrove. Di quei mesi non ho alcuna memoria pur avendoli vissuti, avendo lavorato seguito famiglia, casa, lavoro…

Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e rmi aiutare da un professionista, è stato proprio il suo sguardo a risvegliarmi e riportarmi “a casa, nella mia vita, da lui". E’ successo in un istante, momento in cui io lo avevo rimproveratovo in maniera troppo brusca e lui mi aveva guardata con gli occhi sgranati, come se non mi riconoscesse più…, e proprio in quel momento lì ho  pensato: “No, non posso andare avanti così. La morte di questa bimba non può

trascinarmi in un baratro”.


Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e professionisti nei nostri campi specifici, dimentichiamo che il lutto è un'esperienza, una cosa che ci tocca in profondità e ci può disintegrare.

Farsi aiutare ad elaborarlo da persone competenti e formate fa davvero la differenza.